Santa Trinità 2026

Articolo del 31 maggio 2026

Siamo nel pieno delle feste che celebrano i dogmi fondamentali della nostra fede, dopo Pasqua, dopo la Pentecoste. Ha un senso questo modo di procedere. Gesù ci ha detto che certe cose non possiamo comprenderle senza l’aiuto dello Spirito Santo. San Paolo dice addirittura che non si può dire che Gesù è il Signore se non grazie allo Spirito Santo che ce lo suggerisce. Certo, non si tratta mica di ripetere una formula catechistica. Quello son buoni tutti dai computer ai pappagalli! Ma noi?
Noi ci pensiamo a quello che diciamo? Lo diciamo così da poter dubitare di noi stessi: “non son stato io a dirlo!” Si, perché a volte arrivare a dire che noi siamo di Cristo, che noi gli apparteniamo, anzi, vogliamo appartenergli ci vuole qualche cosa di più. Di questo allora parliamo, di qualcosa che dentro di noi sentiamo e nemmeno riusciamo a spiegarlo bene. La chiamiamo fede ma è di più! È lo Spirito in azione. Pensa, arrivare a dire: “io non posso immaginare la mia vita senza Gesù.” Ti fa subito pensare che è roba da santi, è infatti!
Giovedì c’è la giornata di preghiera per le vocazioni, ed ecco il senso della vocazione! Questo è quello che Paolo vuole farci capire. La festa di oggi invece ci vuole introdurre ancora più profondamente nel mistero di Dio. Significa salire “sulla giostra” del mistero della Trinità, giostra perché è un qualcosa che non controlliamo, ci saliamo e c’è un gioco che viene fatto con noi e noi lo facciamo fare perché ci piace.
Molto di più allora è essere assorbiti in una danza nella quale è il Padre che ci accoglie nella pienezza e il Figlio ci accompagna, ci insegna la strada e ci precede mentre è lo Spirito che tiene tutto questo unito. Anzi, è lo Spirito che è la musica e il ritmo che sentiamo e ci fa muovere insegnando i passi per essere in sintonia e in armonia con il Figlio e il Padre; ci avvolge e noi splendiamo della sua luce che è fatta di gioia del Padre.
Che giostra il mistero della Trinità!
Ma senza Spirito cosa sai?

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𝘜𝘯𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘛𝘳𝘪𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘵𝑟𝘢𝑠𝘧𝑜𝘳𝑚𝘢𝑡𝘢 𝘪𝑛 𝑖𝘮𝑚𝘢𝑔𝘪𝑛𝘦.
𝘚𝘦𝘮𝘣𝘳𝘢 𝘭’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘪𝘤𝘢𝘵𝘦𝘻𝘻𝘢, 𝘭𝘢 𝘨𝘦𝘯𝘵𝘪𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘪 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘦 𝘢 𝘳𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘨𝘭𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘦 𝘭𝘢 𝘣𝘦𝘢𝘵𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘋𝘪𝘰 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘦 𝘢 𝘥𝘪𝘳𝘦: 𝘋𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘯𝘦́ 𝘮𝘢𝘴𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘯𝘦́ 𝘧𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘢 𝘦̀ 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘦 𝘥𝘶𝘦 𝘦 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘤𝘢𝘵𝘦𝘨𝘰𝘳𝘪𝘢. 𝘋𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘪 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢 𝘳𝘪𝘯𝘤𝘩𝘪𝘶𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦 𝘤𝘢𝘵𝘦𝘨𝘰𝘳𝘪𝘦 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘦: 𝘪𝘯 𝘓𝘶𝘪 𝘴𝘪 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘪𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘧𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢 𝘦 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘵𝘦𝘯𝘦𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢.

𝘐𝘭 𝘍𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘦 𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘦 𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘎𝘦𝘴𝘶̀ 𝘳𝘪𝘴𝘰𝘳𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘪𝘤𝘦𝘷𝘦 𝘭𝘰 𝘚𝘱𝘪𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘢 𝘭𝘰 𝘚𝘱𝘪𝘳𝘪𝘵𝘰, 𝘯𝘰𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘨𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘰 𝘧𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘴𝘪.
𝘋𝘪𝘦𝘵𝘳𝘰 𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘨𝘶𝘳𝘢 𝘮𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳𝘪𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘊𝘰𝘭𝘶𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘦̀ 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘳𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢, 𝘭’𝘌𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰, 𝘤𝘰𝘭𝘶𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘦 𝘮𝘢𝘪 𝘴𝘪 𝘳𝘪𝘱𝘦𝘵𝘦, 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘭𝘨𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢. 𝘌𝘨𝘭𝘪 𝘤𝘪 𝘥𝘰𝘯𝘢 𝘪𝘭 𝘍𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘰 𝘮𝘢𝘴𝘤𝘩𝘪𝘭𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘪𝘭𝘦 𝘤𝘳𝘦𝘢 𝘪𝘯𝘧𝘪𝘯𝘪𝘵𝘢 𝘣𝘦𝘭𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢.
𝘛𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘭𝘰𝘳𝘪: 𝘈𝘻𝘻𝘶𝘳𝘳𝘰, 𝘣𝘪𝘢𝘯𝘤𝘰, 𝘰𝘳𝘰/𝘨𝘪𝘢𝘭𝘭𝘰 𝘪𝘯 𝘶𝘯 𝘵𝘶𝘳𝘣𝘪𝘯𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘦𝘯𝘦𝘳𝘨𝘪𝘢 𝘦 𝘮𝘰𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰, 𝘪𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢 𝘦𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢 𝘳𝘦𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦.


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