Israele al voto: elezioni 2026

Quattro domande ai partiti

Il 27 ottobre Israele tornerà alle urne per eleggere la 26ª Knesset. Mancano ormai meno di due settimane e, accanto alla normale campagna elettorale, c’è un’iniziativa che sto seguendo con particolare interesse perché prova a fare una cosa apparentemente banale: chiedere ai partiti non soltanto che cosa pensano dei grandi problemi che Israele ha davanti, ma che cosa intendono concretamente fare per risolverli. La data delle elezioni è fissata al 27 ottobre. en.idi.org.il

L’iniziativa viene da Abu Ali Express. Per chi in Italia non lo conoscesse, si tratta di uno dei più seguiti canali israeliani di informazione e analisi sul mondo arabo e mediorientale. Il progetto, guidato da Gilad Cohen, è nato soprattutto dall’osservazione sistematica delle fonti arabe e oggi segue Gaza, Hamas, Hezbollah, Iran, Houthi e più in generale tutto ciò che riguarda la sicurezza regionale israeliana. Il suo canale Telegram in ebraico conta attualmente circa 580.000 iscritti e dispone anche di un canale in inglese e di un sito proprio. Gran parte del materiale pubblicato deriva, secondo la descrizione dello stesso Abu Ali Express, dall’analisi e dall’incrocio di fonti aperte in arabo, persiano e inglese.

Qualche giorno fa Abu Ali ha pubblicato un articolo rivolgendosi direttamente ai politici israeliani. La sua constatazione di partenza era piuttosto semplice: il confronto elettorale rischia ancora una volta di ridursi alla vecchia contrapposizione “solo Bibi / chiunque tranne Bibi”, mentre il Paese si trova davanti a problemi enormi che esisteranno anche il giorno successivo alle elezioni, indipendentemente da chi formerà il prossimo governo.

Da qui una richiesta ai partiti: smettetela, almeno per un momento, con gli slogan e diteci quali sono le vostre soluzioni.

Ha scelto quattro questioni.


La prima riguarda Hamas e Gaza: come si arriva realmente alla sconfitta di Hamas e, soprattutto, che cosa dovrebbe accadere dopo? Non basta dire che Hamas va eliminato: chi governerà Gaza, quale sarà il ruolo di Israele, quale assetto di sicurezza si immagina?


La seconda riguarda Hezbollah e il Libano. Se l’esercito libanese non è in grado o non vuole disarmare Hezbollah, quale dovrebbe essere la strategia israeliana? Una presenza militare permanente? Una fascia di sicurezza? Pressione economica? Un accordo con Beirut? Oppure qualcosa di completamente diverso?


La terza riguarda Giudea e Samaria e obbliga i partiti a uscire dalle formule diplomatiche: siete favorevoli o contrari alla nascita di uno Stato palestinese? Che cosa fareste con E1? E con gli insediamenti, le fattorie e lo sviluppo territoriale?


La quarta riguarda l’Iran: come affrontare il regime degli ayatollah nella situazione attuale? Attraverso un’azione militare? Colpendo quali obiettivi? Con la pressione economica? Favorendo un cambiamento interno al regime? Con quale combinazione di questi strumenti?


Abu Ali non si è però limitato a porre le domande ai suoi lettori. Ha invitato formalmente tutti i partiti candidati alla Knesset a inviargli una singola scheda con una risposta sintetica ai quattro quesiti, impegnandosi a pubblicarla integralmente e gratuitamente sul proprio canale.

Le prime risposte sono già arrivate: Blu e Bianco di Benny Gantz, Together di Naftali Bennett, Zehut di Moshe Feiglin, il Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich e Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir. Abu Ali sta continuando nel frattempo a sollecitare gli altri partiti perché facciano altrettanto.

La cosa che mi interessa non è mettere le proposte una accanto all’altra, perché proprio usando sempre le stesse quattro domande emergono chiare le differenze.

Due partiti possono essere entrambi contrari a uno Stato palestinese e avere idee completamente diverse su cosa debba accadere concretamente in Giudea e Samaria. Due possono voler sconfiggere Hezbollah ma immaginare, l’uno, una fascia di sicurezza temporanea e, l’altro, l’annessione del territorio conquistato. Tutti possono considerare l’Iran una minaccia, ma uno può puntare sulla pressione economica, un altro sul sostegno all’opposizione interna e un altro ancora sulla distruzione delle infrastrutture del regime.

Insomma, dopo la domanda “che cosa pensi?” arriva finalmente quella più interessante:

“Bene. E allora che cosa faresti?”

Nei prossimi post pubblicherò quindi, una alla volta, le schede già arrivate, traducendole dall’ebraico e cercando di conservarne il più possibile le formulazioni originali. In alcuni casi il breve riassunto inglese diffuso da Abu Ali elimina particolari importanti presenti nella scheda ebraica: quando accade, li reintegrerò.

Alla fine, se arriveranno abbastanza risposte, potremo avere qualcosa di piuttosto raro: non soltanto una fotografia delle alleanze e degli schieramenti che si presentano alle elezioni israeliane, ma una comparazione diretta delle diverse idee sul futuro di Gaza, Hezbollah, Giudea e Samaria e Iran.

Cominciamo dalle risposte già disponibili.


1. Benny Gantz, Blu e bianco

Comincio da Blu e Bianco, il partito guidato da Benny Gantz, ex Capo di stato maggiore dell’IDF, ex ministro della Difesa e figura di riferimento dell’area centrista israeliana. Gantz si presenta come uomo delle istituzioni, della responsabilità e dell’unità nazionale, ma le sue risposte mostrano come, sul piano della sicurezza, il “centro” israeliano sia spesso molto più duro di quanto un lettore europeo potrebbe immaginare.

1. Su 𝗛𝗮𝗺𝗮𝘀, Gantz propone il controllo dell’intera Striscia e l’eliminazione del movimento, ma senza che Israele si assuma stabilmente tutta la gestione civile di Gaza. I gazawi, nella sua visione, dovrebbero amministrare le proprie questioni civili, mentre Israele manterrebbe una permanente superiorità di sicurezza.

2. Su 𝗛𝗲𝘇𝗯𝗼𝗹𝗹𝗮𝗵, immagina il mantenimento di una fascia di sicurezza nel Libano meridionale e, insieme, la prospettiva di una normalizzazione con lo Stato libanese.

3 Su 𝗚𝗶𝘂𝗱𝗲𝗮 𝗲 𝗦𝗮𝗺𝗮𝗿𝗶𝗮, la sua risposta è molto netta: no allo Stato palestinese, sì alla costruzione in E1 e al rafforzamento degli insediamenti nelle aree considerate strategiche.

4. 𝗜𝗿𝗮𝗻: parla di un conflitto di lunga durata condotto sul piano militare, diplomatico, economico e giuridico, con l’obiettivo di arrivare al cambiamento del regime oppure almeno alla fine del programma nucleare.

La cosa più interessante, nelle sue risposte, è la distinzione costante tra controllo della sicurezza e gestione civile o politica. Gantz non ragiona in termini di annessione generalizzata, ma neppure di ritorno alla situazione precedente al 7 ottobre. La sua idea di fondo sembra essere questa: Israele non può più delegare ad altri la propria sicurezza, ma non per questo deve necessariamente amministrare direttamente ogni popolazione coinvolta. È una posizione che si presenta come “centrismo”, ma che sul piano strategico è già molto più robusta e assertiva di quanto la parola “centro” lascerebbe intendere.


2. Naftali Bennett – Together

La seconda scheda è quella di Naftali Bennett, alla guida della lista Together. Bennett è un ex primo ministro e una figura tipica del centrodestra israeliano: molto attento alla sicurezza, pragmatico, capace di parlare sia all’elettorato della destra sia a quello che cerca una leadership alternativa a Netanyahu. L’alleanza Together lo colloca chiaramente nell’area anti-Netanyahu, ma il suo profilo resta quello di un leader securitario e operativo più che ideologico.

1. Su 𝗛𝗮𝗺𝗮𝘀 , Bennett parte da una diagnosi precisa: Israele oggi non sarebbe in grado di completarne la sconfitta per mancanza di forze disponibili. Da qui la proposta di arruolare anche gli evasori della leva e solo dopo lanciare un’operazione militare per smantellare Hamas, i cui dettagli non possono essere resi pubblici.
2. Su 𝗛𝗲𝘇𝗯𝗼𝗹𝗹𝗮𝗵, la sua idea è ricostituire l’unità “Tziltzal” per la guerra economica al terrorismo, cioè colpire finanziariamente Hezbollah, rafforzare l’esercito e il governo libanesi e continuare nello stesso tempo le operazioni militari contro l’organizzazione.
3. Su 𝗚𝗶𝘂𝗱𝗲𝗮 𝗲 𝗦𝗮𝗺𝗮𝗿𝗶𝗮, dice no allo Stato palestinese e sì alla costruzione nell’area E1, considerata importante per la continuità territoriale israeliana.
4. Sull’𝗜𝗿𝗮𝗻, una delle strade indicate è introdurre clandestinamente ricevitori Starlink, così da consentire ai ribelli di continuare a comunicare e trasmettere immagini al mondo durante i blackout imposti dal regime.

Bennett, più di altri, ragiona in termini di strumenti, capacità operative e guerra multidimensionale. A differenza di Gantz, che pensa soprattutto in termini di assetto strategico, Bennett mette al centro mezzi concreti: più soldati, strutture dedicate alla guerra economica, sostegno a un attore statale libanese alternativo a Hezbollah, aiuto tecnologico all’opposizione iraniana. È una risposta meno “territoriale” e più “operativa”: meno centrata sulla carta geografica, più sui meccanismi con cui piegare l’avversario.


3. Moshe Feiglin – Zehut

La terza scheda è quella di Moshe Feiglin e del suo partito Zehut. Feiglin è una figura storica della destra ideologica israeliana, con una forte enfasi su sovranità, identità nazionale e superamento della logica di Oslo. Pur correndo in un blocco tecnico con il Sionismo Religioso, mantiene una sua fisionomia molto marcata.

  1. Su Hamas e Gaza, la formula è brutale nella sua chiarezza: conquista, espulsione ed insediamento. Zehut considera l’intera Striscia parte della Terra d’Israele e propone non soltanto la distruzione di Hamas, ma un nuovo assetto basato su sovranità israeliana e insediamento ebraico.
  2. Su Hezbollah, Feiglin allarga la responsabilità al Libano stesso e propone che ogni territorio conquistato da Israele venga immediatamente annesso e non restituito.
  3. Su Giudea e Samaria, la linea è quella della piena sovranità israeliana, della costruzione senza restrizioni, della cancellazione degli Accordi di Oslo, dello smantellamento dell’Autorità Palestinese e della chiusura delle strutture amministrative oggi esistenti.
  4. Quanto all’Iran, la risposta punta alla paralisi delle infrastrutture strategiche – elettricità, acqua, petrolio – e dei simboli del regime, per impedirne la sopravvivenza e il consolidamento.

La peculiarità di Feiglin sta nel fatto che non si limita a dire “no” allo Stato palestinese o “sì” alla sicurezza: propone piuttosto di smontare l’intera architettura politico-amministrativa nata negli ultimi decenni e di sostituirla con la sovranità israeliana piena. È una posizione che non si accontenta della gestione del conflitto, ma mira a riscriverne integralmente le basi territoriali e istituzionali.


4. Smotrich – Sionismo religioso

Smotrich guida il Sionismo Religioso, una delle forze più rappresentative della destra religioso-nazionale israeliana. È un partito che unisce identità ebraica, sovranità, insediamenti e sicurezza dura, e che si colloca strutturalmente nell’area di governo e del blocco favorevole a Netanyahu.

  1. Su Hamas, Smotrich parla di distruzione di Hamas, pieno controllo di sicurezza israeliano, annessione delle aree conquistate e ritorno dell’insediamento ebraico. Un punto decisivo della sua risposta è la promozione dell’“emigrazione volontaria” dei gazawi, intesa come esito favorito da un nuovo assetto territoriale permanente.
  2. Su Hezbollah, propone che la vittoria militare venga trasformata in un cambiamento territoriale stabile: annessione della fascia conquistata nel Libano meridionale e creazione di insediamenti ebraici, con riferimento ricorrente al Litani come orizzonte strategico.
  3. Su Giudea e Samaria, la risposta è un programma di piena sovranità israeliana, grande espansione di insediamenti, infrastrutture e costruzioni – compreso l’E1 – con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un milione di residenti israeliani.
  4. Sull’Iran, indica come obiettivo finale la caduta del regime, da ottenere attraverso una pressione economica crescente fino al collasso interno, accompagnata dalla disponibilità a una risposta militare dura in caso di nuova aggressione.

Smotrich, rispetto a Feiglin, è meno “iconoclasta” e più costruttore di sovranità sul terreno. Non insiste anzitutto sulla demolizione teorica di Oslo, ma sulla trasformazione progressiva della realtà: più costruzioni, più presenze permanenti, più infrastruttura, più insediamento. In questo senso, la sua visione appare come una strategia di consolidamento materiale e irreversibile della presenza israeliana.


5. Ben Gvir – Otzma Yehudit

Ben Gvir guida Otzma Yehudit, una formazione della destra nazionalista radicale, saldamente collocata nel blocco favorevole a Netanyahu. È un partito che mette al centro sovranità, deterrenza, forza e identità ebraica, e che su molti temi spinge più avanti linee già dure presenti nella destra israeliana.

  1. Su Hamas e Gaza, la sua proposta si raccoglie nel cosiddetto “piano 710”: incentivare l’emigrazione volontaria dei gazawi, ristabilire insediamenti ebraici nella Striscia, eliminare Hamas, esercitare pieno controllo di sicurezza su tutta Gaza e procedere alla sua annessione.
  2. Su Hezbollah, propone distruzione senza cessate il fuoco e senza restrizioni, creazione di una grande zona di sicurezza smilitarizzata e priva di residenti libanesi fino al Litani e annessione di questa fascia a Israele. Su
  3. Giudea e Samaria, chiede il disarmo completo delle strutture armate dell’Autorità Palestinese, l’emigrazione volontaria dei palestinesi e una costruzione ebraica estesa nelle aree A, B e C, sotto pieno controllo israeliano.
  4. Quanto all’Iran, indica come obiettivi centrali sia la caduta del regime degli ayatollah sia la distruzione completa del programma nucleare iraniano, preferibilmente insieme agli Stati Uniti, ma anche da soli se necessario.

Ben Gvir radicalizza e generalizza. Se Smotrich tende a costruire progressivamente una nuova realtà, Ben Gvir la formula in maniera più immediata e totalizzante: Gaza da annettere, fascia meridionale del Libano da annettere, aree A, B e C da sottoporre a pieno controllo israeliano. La logica è quella della sovranità estesa e della forza senza compromessi.


6. Avigdor Lieberman – Yisrael Beiteinu

Lieberman guida Yisrael Beiteinu, partito di destra laica e nazionalista, molto duro sui temi della sicurezza ma strutturalmente collocato oggi nell’area anti-Netanyahu. È una figura politica di lunga esperienza, con un approccio spesso spigoloso ma anche molto concreto, e una forte attenzione alle architetture istituzionali e geopolitiche.

  1. Su Hamas, Lieberman propone di distruggere il governo di Hamas e smantellarne strutture militari e civili attraverso un’operazione dell’IDF, accompagnata da una separazione totale da Gaza: chiusura ermetica dei valichi, stop alle forniture israeliane di acqua, elettricità e carburante e fine del flusso di merci. Dopo la caduta di Hamas, la gestione civile della Striscia verrebbe affidata a un soggetto arabo esterno, mentre Israele manterrebbe piena libertà d’azione militare.
  2. Su Hezbollah, propone colpi pesanti ai suoi centri di potere, compresi Dahiya e Baalbek, anche con attacchi preventivi, insieme a un lavoro politico per coinvolgere forze libanesi ostili a Hezbollah; l’IDF manterrebbe comunque totale libertà operativa.
  3. Su Giudea e Samaria, la sua proposta è la più originale fra quelle viste finora: sì all’E1 e no allo Stato palestinese, ma con abolizione di Oslo, scioglimento dell’Autorità Palestinese, sovranità israeliana in Area C e cooperazione israelo-giordana nelle aree A e B, dove i giordani gestirebbero l’ordine pubblico mentre Israele manterrebbe la sicurezza.
  4. Sull’Iran, Lieberman punta alla caduta del regime e al sostegno attivo dell’opposizione e delle minoranze tramite il Mossad; in caso di attacchi iraniani, propone una risposta non proporzionale contro asset strategici come Kharg e Bandar Abbas.

La specificità di Lieberman sta nel fatto che, pur essendo durissimo sul piano securitario, non ragiona soltanto in termini di annessione o insediamento. Soprattutto in Giudea e Samaria, prova a disegnare un nuovo assetto regionale e amministrativo, in cui Israele, Giordania e territorio palestinese entrano in un equilibrio completamente diverso da quello attuale. È una risposta molto geopolitica, non soltanto militare.


Ofer Winter – Amcha Yisrael

Ofer Winter, ex generale dell’IDF, guida Amcha Yisrael, una formazione nata in vista delle elezioni del 2026 e chiaramente collocata a destra. Pur nell’area favorevole a Netanyahu, Winter cerca di presentarsi come voce autonoma, fortemente legata alla sicurezza, alla sovranità e al recupero di una visione nazionale chiara.

  1. Su Hamas e Gaza, Winter propone un piano articolato: separare la popolazione civile da Hamas, creare un’area disarmata per gli aiuti, porre Hamas sotto assedio efficace e favorire l’emigrazione volontaria dei civili verso Paesi disposti ad accoglierli, sostenendo il tutto con una campagna diplomatica internazionale.
  2. Su Hezbollah, chiede una fascia cuscinetto fino al Litani senza popolazione civile, il mancato ritorno della popolazione sciita nei villaggi del sud e la libertà di colpire Hezbollah ovunque tenti di ricostruire le proprie capacità.
  3. Su Giudea e Samaria, propone di cancellare Oslo, escludere definitivamente lo Stato palestinese, applicare la sovranità israeliana all’intera area e alla Valle del Giordano, rafforzare gli insediamenti, favorire emigrazione volontaria e sostituire il paradigma dell’Autorità Palestinese con leadership municipali locali.
  4. Sull’Iran, punta alla caduta del regime come interesse strategico di Israele, all’impedimento del nucleare a qualunque costo, alla neutralizzazione dell’industria missilistica e a una pressione internazionale coordinata.

Winter si distingue perché, pur condividendo con altri partiti della destra dura alcuni obiettivi di fondo, prova a descrivere anche i passaggi intermedi con maggiore dettaglio. Meno slogan e più sequenza operativa: separazione, assedio, emigrazione; buffer zone, interdizione del ritorno, deterrenza permanente; fine di Oslo, sovranità, sostituzione amministrativa. In questo senso la sua scheda è una delle più strutturate dell’intera raccolta.


08. Yoaz Hendel – I Riservisti, Partito economico

La lista è guidata da Yoaz Hendel, insieme all’economista Yaron Zelekha; al terzo posto figura Einat Wilf, ex parlamentare laburista, che nella scheda presenta le posizioni sulle quattro questioni di sicurezza. La formazione si colloca in un’area di centrodestra e cerca di mantenersi fuori dalla divisione rigida tra blocco Netanyahu e blocco anti-Netanyahu: Hendel ha dichiarato che appoggerebbe chi fosse in grado di costruire una maggioranza “sionista”, indipendentemente dal fatto che si tratti di Netanyahu o di un suo avversario. מקור ראשון

Il punto di partenza dichiarato è particolarmente netto: «la sconfitta dei palestinesi come condizione per la fine del conflitto». La precisazione successiva è però fondamentale: non si intende soltanto una sconfitta militare, ma quella dell’ideologia che, secondo il partito, nega la legittimità della sovranità ebraica, mantiene la rivendicazione del “diritto al ritorno” e perpetua il conflitto attraverso educazione, incitamento e istituzioni come UNRWA.

  1. Su Hamas e Gaza, viene proposto un modello in tre zone. Una parte della Striscia verrebbe annessa a Israele come prezzo territoriale per il 7 ottobre; una seconda diventerebbe la «Gaza della guerra», nella quale l’IDF continuerebbe le operazioni fino alla distruzione di Hamas; una terza sarebbe la «Gaza della pace», sempre sotto responsabilità di sicurezza israeliana, nella quale ricostruzione e sviluppo sarebbero subordinati alla rinuncia allo status di rifugiato e alla rivendicazione del ritorno in Israele. La chiusura di UNRWA e una profonda trasformazione del sistema educativo vengono indicate come parte integrante della soluzione.
  2. Su Hezbollah e Libano, la proposta è di abbandonare la logica delle tregue temporanee e puntare a una vera sconfitta militare dell’organizzazione. Israele dovrebbe mantenere il controllo delle alture dominanti e delle fasce di sicurezza necessarie nel Libano meridionale, collaborando contemporaneamente con quelle forze libanesi che si oppongono a Hezbollah. L’obiettivo finale dichiarato non è però l’annessione permanente del Libano meridionale, ma la nascita di un Libano realmente sovrano e in pace con Israele.
  3. Su Giudea e Samaria, la risposta esclude uno Stato palestinese nelle condizioni attuali e propone di porre fine all’ambiguità sulla sovranità: rafforzamento della presenza israeliana nella Valle del Giordano, nei grandi blocchi di insediamenti, nella Grande Gerusalemme e nel corridoio Ma’ale Adumim–E1; sostegno alla costruzione e alle fattorie agricole. Anche qui, tuttavia, il territorio non viene separato dalla dimensione ideologica: la soluzione dovrebbe comprendere il contrasto all’incitamento, una trasformazione del sistema educativo e la fine del ruolo di UNRWA.
  4. Sull’Iran, la linea è sintetica ma molto chiara: operazioni aperte o clandestine contro infrastrutture nucleari ed energetiche, capacità militari e apparati repressivi del regime, accompagnate da una pressione economica continua. L’obiettivo dichiarato è la fine del governo della Repubblica Islamica.

La particolarità di questa scheda sta proprio nel concetto di sconfitta ideologica. Per I Riservisti – Partito Economico, distruggere Hamas o modificare una frontiera non è sufficiente se rimane intatto il sistema di idee che alimenta il conflitto. Per questo, accanto agli strumenti militari e territoriali, compaiono continuamente educazione, status di rifugiato, “diritto al ritorno”, UNRWA e riconoscimento della sovranità ebraica. È una prospettiva diversa da quella di Gantz, centrata sull’architettura della sicurezza, da quella operativa di Bennett e da quella soprattutto territoriale di Feiglin, Smotrich e Ben Gvir: qui il problema viene definito prima di tutto come come trasformare una vittoria militare in una sconfitta politica e culturale duratura dell’idea che il conflitto debba continuare.

Prossimi aggiornamenti quando saranno disponibili le liste mancanti.
Mancano tre schede segnalate da Abu Ali:
Likud,
Yashar!
Democrats.

Non pervenute notizie dei gruppi:
Ra’am,
Joint List,
Shas,
UTJ.


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