𝐴𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑎 𝑎 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑜𝑖 𝑐𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖𝑎𝑛𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑖𝑟𝑒 𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑜𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑜𝑟𝑖𝑧𝑧𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖𝑎𝑛𝑜; 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑝𝑜𝑖 𝑙𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛: “𝑃𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜”. 𝑄𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑏𝑟𝑎𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 “𝑃𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜” 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑟𝑖𝑟𝑙𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑓𝑒𝑑𝑒.
𝑃𝑒𝑟 𝑚𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑃𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝐼𝑠𝑟𝑎𝑒𝑙𝑒 𝑒̀ -𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑣𝑢𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜- 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 -𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎 – 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑛𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑚𝑎 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝐼𝑠𝑟𝑎𝑒𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎 ℎ𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑟𝑒𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑝𝑟𝑒𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑚 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑛𝑡𝑖𝑐𝑖𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑧𝑖𝑎. 𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑖, 𝑣𝑎𝑙𝑖𝑑𝑎 𝑒𝑑 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐼𝑠𝑟𝑎𝑒𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜.
(2Re 11,1-4.9-18.20)
In quei giorni, Atalìa, madre di Acazìa, visto che era morto suo figlio, si accinse a sterminare tutta la discendenza regale. Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Acazìa, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalìa ed egli non fu messo a morte. Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto Atalìa regnava sul paese.
Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore. Egli concluse con loro un’alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore; quindi mostrò loro il figlio del re. I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà. Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà. Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti al re Davide, che erano nel tempio del Signore. Le guardie, ognuno con l’arma in pugno, si disposero dall’angolo destro del tempio fino all’angolo sinistro, lungo l’altare e l’edificio, in modo da circondare il re. Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato; lo proclamarono re e lo unsero. Gli astanti batterono le mani e acclamarono: «Viva il re!».
Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalìa si presentò al popolo nel tempio del Signore. Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l’usanza, i comandanti e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa e suonava le trombe. Atalìa si stracciò le vesti e gridò: «Congiura, congiura!». Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all’esercito: «Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada». Il sacerdote infatti aveva detto: «Non sia uccisa nel tempio del Signore». Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l’ingresso dei Cavalli e là fu uccisa.
Ioiadà concluse un’alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo. Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal, davanti agli altari. Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore.
Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalìa era stata uccisa con la spada nella reggia.
Come antifona al salmo abbiamo ripetuto:
𝑰𝒍 𝑺𝒊𝒈𝒏𝒐𝒓𝒆 𝒉𝒂 𝒔𝒄𝒆𝒍𝒕𝒐 𝑺𝒊𝒐𝒏,
𝒍’𝒉𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒖𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒖𝒂 𝒓𝒆𝒔𝒊𝒅𝒆𝒏𝒛𝒂.
Presa dal salmo 131 (132)
[…]
Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto.

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