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Dal bordo di un terrapieno nel sud della Striscia, si vede tutta al-Mawasi: dove un tempo c’erano le serre degli insediamenti ebraici di Gush Katif, oggi vivono ammassati circa 400.000 palestinesi, in tende, lamiere, edifici semidistrutti. Hamas รจ lรฌ in mezzo, cerca di mimetizzarsi tra i civili, li usa come copertura. Per ora si limita a raccogliere informazioni, qualche attacco sporadico, qualche ordigno. Niente di piรน.
Ron Ben-Yishai, il piรน autorevole corrispondente militare israeliano, ha visitato di recente le posizioni dell’esercito nella Striscia. Quello che ha visto lo ha sorpreso: non bunker da guerra classica, ma avamposti modulari e mobili, pensati per la guerriglia urbana. Quaranta basi disseminate lungo tutta Gaza, ciascuna con forze corazzate, fanteria e genio, ciascuna capace di passare dalla routine al combattimento in pochi minuti. Strutture simili a quelle che gli americani costruivano in Iraq e Afghanistan. Costano circa cinque milioni di shekel l’una e si coprono a vicenda con fuoco e osservazione.
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L’ala militare di Hamas conta ancora circa 20.000 uomini, di cui 8.000 combattenti esperti appartenenti alla forza d’รฉlite Nukhba. Gli altri sono ragazzi reclutati in fretta, con addestramento minimo e qualche RPG in mano. Il movimento si rifiuta di disarmarsi, continua a fabbricare esplosivi, a raccogliere informazioni, a mandare adolescenti a testare le reazioni dell’esercito israeliano โ l’IDF li chiama ยซgermogliยป. Ma Hamas ha perso la capacitร di condurre operazioni su larga scala. ร tornato a essere una guerriglia, non un esercito.
I suoi vertici vengono eliminati uno dopo l’altro. Dopo la morte di Izz al-Din Haddad, comandante di Gaza City diventato il leader del movimento nella Striscia, al funerale si sono presentate solo alcune decine di persone. Una volta, per funerali di comandanti molto meno importanti, arrivavano decine di migliaia. ร un segnale del crollo del consenso popolare. Anche il successore di Haddad, Mohammed Oudeh, รจ stato nel frattempo eliminato. Hamas ora non annuncia piรน pubblicamente chi guida il movimento, e starebbe valutando di passare a una leadership collettiva per rendere piรน difficile la decapitazione del comando.
La ยซLinea Giallaยป โ il confine interno che divide le zone sotto controllo IDF da quelle ancora in mano ad Hamas โ corre lungo la storica strada Salah al-Din nel centro della Striscia. Chiunque la attraversi senza autorizzazione viene fermato o abbattuto. Lungo questa linea si sta scavando una trincea per bloccare incursioni con moto e pickup. L’aviazione israeliana domina i cieli in modo quasi totale. Nei tunnel โ 450 chilometri scoperti e distrutti dal 7 ottobre โ l’esercito continua a operare con perforazioni e cemento.
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Eppure, scrive Ben-Yishai, la vera minaccia non รจ quella militare. ร quella civile.
Circa il 40% di Gaza รจ oggi in un vuoto di governance totale. Non c’รจ polizia, non c’รจ legge, non c’รจ autoritร riconosciuta. In questo vuoto prosperano clan armati, criminalitร comune, violenze contro le donne, dispute tra vicini che finiscono in omicidio. Le strutture tribali e familiari sono l’unico collante che impedisce alla societร palestinese di collassare del tutto.
Gli aiuti umanitari arrivano โ attraverso un coordinamento americano a Kiryat Gat, con il sostegno egiziano e i finanziamenti degli Emirati โ ma Hamas ne sequestra una parte consistente per finanziare il reclutamento. I civili ricevono molto meno di quello che entra. Le organizzazioni internazionali stanno chiudendo mense e cliniche perchรฉ i fondi si sono ridotti: l’attenzione del mondo si รจ spostata sul Golfo Persico, e la chiusura dello Stretto di Hormuz ha colpito duramente le finanze degli Stati del Golfo, principali finanziatori degli aiuti.
Ci sono 2,1 milioni di persone ancora nella Striscia e una parte significativa รจ concentrata in meno del 40% della Striscia. In quelle condizioni ci sono rischi di epidemie, soprattuto ora in estate.
Ben-Yishai scrive: garantire condizioni di vita dignitose a quella popolazione รจ un interesse strategico israeliano di carattere quasi esistenziale. Non per ragioni umanitarie astratte, ma per ragioni concrete: una popolazione senza speranza manda i propri figli ad arruolarsi con Hamas per pochi dollari. Una catastrofe sanitaria o umanitaria ricadrร comunque su Israele agli occhi del mondo.
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L’esercito israeliano ha sostanzialmente due strade davanti a sรฉ, entrambe praticabili.
– La prima รจ un’operazione decisiva di conquista dell’intero territorio ancora in mano ad Hamas, inclusa Gaza City. I comandanti del Fronte Sud sono convinti che basterebbe qualche settimana. I piani esistono giร , attendono solo il via libera politico. Ma questa strada ha costi pesanti: richiederebbe una forza doppia rispetto all’attuale, comporterebbe perdite israeliane significative, potrebbe durare piรน di un anno, e soprattutto โ se Israele prendesse il controllo militare totale della Striscia โ si troverebbe responsabile del benessere di due milioni di persone e della ricostruzione di un territorio devastato. Un fardello che nessun governo israeliano vuole assumersi.
– La seconda strada รจ quella che l’IDF sta giร percorrendo: un logoramento lento, sistematico, guidato dall’intelligence. Eliminazione continua dei quadri militari e amministrativi di Hamas, impedendo al movimento di riorganizzarsi e di governare, senza una grande offensiva di terra. Un’opzione meno costosa in vite e risorse, meno esposta alle pressioni internazionali, ma che non risolve il problema, lo gestisce.
Netanyahu non ha fretta di scegliere. Non per debolezza, ma per calcolo: un’operazione massiccia a Gaza richiederebbe risorse che potrebbero servire in Libano, rischierebbe di irritare Trump, e soprattutto non ha ancora una risposta alla domanda fondamentale โ cosa fare dopo, con quella gente, in quel territorio?
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Il piano in 21 punti di Trump per Gaza รจ fermo. Il ยซConsiglio della Paceยป lanciato con grande clamore non ha ancora raccolto nemmeno un terzo dei fondi promessi. I piani di Witkoff e Kushner per la ricostruzione esistono sulla carta. La forza internazionale di stabilizzazione che dovrebbe garantire un governo tecnocratico a Gaza non รจ mai comparsa.
Nel frattempo, il tempo lavora contro tutti. Contro Hamas, che si indebolisce. Ma anche contro Israele, che tiene due milioni di persone in condizioni sempre piรน precarie senza una prospettiva politica. E contro chiunque pensi che il problema di Gaza si possa risolvere solo militarmente.
La vera bomba a orologeria, conclude Ben-Yishai, non รจ Hamas. ร quella massa di umanitร compressa in un lembo di terra devastata, senza governo, senza futuro, senza via d’uscita. Finchรฉ non si trova una soluzione politica realistica e finanziata โ da Trump, dalla comunitร internazionale, o da un futuro governo israeliano piรน pragmatico di quello attuale โ l’orologio continua a ticchettare.
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